La scuola dovrebbe bastare?

Ogni volta che si parla di ripetizioni emerge sempre la stessa domanda:

“Ma non dovrebbe essere la scuola a fare tutto questo?”

È una domanda legittima.
E anche molto complessa.

Da una parte esiste l’idea che il sistema scolastico debba essere autosufficiente:

  • spiegare;
  • recuperare;
  • personalizzare;
  • seguire chi resta indietro;
  • valorizzare chi va più veloce.

Dall’altra parte però c’è la realtà quotidiana delle classi:

  • tanti studenti;
  • tempi stretti;
  • programmi lunghi;
  • livelli molto diversi tra loro;
  • difficoltà emotive e organizzative sempre più diffuse.

La scuola non è progettata per essere individuale

Anche il miglior docente del mondo, davanti a:

  • 25 studenti;
  • bisogni differenti;
  • ritmi diversi;
  • livelli diversi di attenzione;

non può realisticamente costruire un percorso completamente personalizzato per ciascuno.

Ed è qui che spesso entrano in gioco le ripetizioni.

Non necessariamente perché la scuola “non funziona”, ma perché il supporto individuale ha caratteristiche completamente diverse:

  • tempi personalizzati;
  • possibilità di fermarsi;
  • meno pressione sociale;
  • rapporto uno a uno;
  • spiegazioni adattate allo studente.

Il problema non è solo il voto

Molti immaginano le ripetizioni come:
“prendo insufficienza → faccio lezione”.

In realtà oggi le famiglie cercano supporto anche per:

  • metodo di studio;
  • organizzazione;
  • gestione dell’ansia;
  • motivazione;
  • continuità;
  • preparazione esami;
  • recupero di fiducia.

A volte il problema non è capire la matematica.
È riuscire a sedersi alla scrivania senza andare nel panico.

Ripetizioni: lusso o necessità?

Qui si apre un tema enorme.

Per molte famiglie le ripetizioni rappresentano:

  • una spesa importante;
  • un sacrificio economico;
  • una scelta difficile.

E infatti il dibattito sociale resta apertissimo:
è giusto che il supporto scolastico extra dipenda dalla disponibilità economica della famiglia?

Domanda legittima.
Ma nel frattempo milioni di genitori continuano comunque a cercare aiuto, perché davanti alla difficoltà concreta del proprio figlio spesso prevale il bisogno immediato di trovare una soluzione.

Il rischio più grande

Il rischio non è fare ripetizioni.

Il rischio è usarle male:

  • senza obiettivi;
  • senza metodo;
  • senza costruire autonomia;
  • trasformandole in una dipendenza permanente.

Le ripetizioni migliori dovrebbero avere un obiettivo chiaro:
aiutare lo studente a diventare progressivamente più autonomo.

Non creare un rapporto in cui non riesce più a studiare senza qualcuno accanto.

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